A CHI VUOI PIU’ BENE, A MAMMA O A PAPA’? Separazioni, divorzi e bambini divisi…

>
blog
Cerca nel blog
Articoli recenti
insonnia

Quando dormire diventa un incubo: affrontare le notti insonni piene di pensieri

di akidastudio

dca emdr

Disturbi del comportamento alimentare ed EMDR

di Gabriella De Simone

disturbi personalità

Mi dicono che ho un carattere difficile: capire se dietro c’è un disturbo di personalità

di Serena G.M. Vitale

volermi bene autostima

Perché non riesco a volermi bene? Uscire dal tunnel della bassa autostima

di Federica Visone

95

Il primo caso di dipendenza da IA in Italia: cosa succede quando il chatbot diventa una relazione

di Alessia Cuccurullo

immagini blog

Non riesco a dormire la notte: spegnere i pensieri quando l’insonnia prende il sopravvento

di Eduardo Esposito

immagini blog

Mi sento esaurito e senza energie: possibile che sia Burnout?

di Sara Persico

adolescenza

Figli adolescenti: strategie per comunicare in modo efficace.

di Arianna D'Isanto

immagini blog

Quando Alzarsi dal Letto Sembra Impossibile: La Depressione e la Sfida del Quotidiano

di Paola Marigliano

divorzio
CONDIVIDI
CONDIVIDI
INVIA TRAMITE MAIL
TWEETTA
INVIA AD UN AMICO

“Ma tu a chi vuoi più bene, a mamma o a papà?”, i bambini si sentono spesso rivolgere questa domanda da conoscenti, insegnanti o da uno o entrambi i genitori. E’ una domanda complessa di fronte alla quale molti di loro rispondono con il silenzio. In quel silenzio si può leggere tutta l’ansia e la preoccupazione che accompagna il pensiero del bambino “se rispondo <<mamma>>, papà potrà dispiacersi (o viceversa)”. Tale domanda diventa ancor più rischiosa quando viene postaal bambino, non sempre in maniera chiara e diretta, in quelle situazioni in cui è presente una forte conflittualità tra i genitori e ancor più nei casi di separazione o divorzio.
Ivan Boszormenyi-Nagy, famoso psichiatra e psicoterapeuta d’origine ungherese, descrive con precisione le dinamiche relazionali disfunzionali presenti in alcune famiglie e pone al centro della sua teorizzazione la questione della “lealtà” ed in particolare della “lealtà filiale”, la riserva di fiducia posseduta dal bambino nei confronti dei genitori, derivante dall’eredità del legame intergenerazionale. E’ il debito della nascita che ogni figlio porta con sè, il debito derivante dall’essere stati messi al mondo da una coppia alla quale si “deve” essere leali.
Nei casi di separazione o divorzio e in tutte quelle situazioni in cui nella coppia coniugale e genitoriale c’è una forte conflittualità, il bambino sente la propria lealtà filiale divisa. Egli, anche in tenera età, percepisce la sfiducia reciproca che i genitori esprimono e sente di poter offrire lealtà a uno dei due soltanto a prezzo della lealtà verso l’altro. La lealtà del bambino è “divisa” e, in tutti questi casi, numerosi e variegati possono essere i segnali dell’angoscia che lo attraversano:difficoltà scolastiche, disturbi del sonno, rabbia apparentemente immotivata, aggressività, tristezza e così via.
E’ importante per i genitori riuscire a non trascinare il figlio nella guerra contro il coniuge, provando a non sottovalutare i segni della sofferenza del bambino.
Rivolgersi ad un professionista può essere in molti casi indispensabile!
“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.

Antoine De Saint Exupéry

 

Dott.ssa Federica Visone
Psicologa-Psicoterapeuta
APS Newid