L’angoscia dell’estraneo nel bambino

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Parliamo della cosiddetta “angoscia dell’estraneo”, che si manifesta con un pianto inconsolabile e qualche volta veramente difficile da placare.

Un pianto improvviso e immotivato davanti a chi non si conosce, potrebbe preoccupare mamma e papà, soprattutto se a piangere così tanto è un bimbo di solito buono e tranquillo.

Come a qualsiasi età, il pianto è l’indicatore di una richiesta che nasconde una mancanza, una sofferenza, un disagio, una paura.

Alla presenza di un estraneo esso comunica la paura che la mamma possa essere andata via senza ritornare. Si tratta di una vera e propria angoscia nei bambini se si considera che nel primo anno di vita si sentono inseparabili dalla propria mamma.

È noto che fin dalla nascita il legame madre-figlio è tanto forte da pensare che non possono più vivere uno senza l’altra e per questo si definisce “simbiotico”.

Ma che cosa vuol dire “simbiotico”?

Il bambino ha percezione che la sua esistenza e quella della madre siano la medesima; non vi è differenza tra sé e lei.

L’angoscia dell’estraneo è tra i primi elementi che permettono al bambino di iniziare a percepire che lui e la mamma non sono la stessa cosa. Dunque è un passaggio fondamentale ai fini della crescita del bambino.

Come comportarsi in questo caso?

Spesso il pianto di un bambino può essere tanto angosciante per lui stesso che per l’adulto di riferimento che non sa cosa fare, come comportarsi per calmarlo.

Alla presenza di un volto che non è familiare, quando un bimbo piange, si è portati istintivamente ad allontanarlo così “se non lo vede non piange”.

La questione non è che a farlo piangere è la persona che lui non conosce, quanto piuttosto ciò che la presenza dello “sconosciuto” rappresenta ovvero l’assenza della madre, reale o possibile.

Dunque l’ansia del bambino non si placa se si fa “scomparire” qualcuno, piuttosto è importante contenerlo fisicamente, anche con un abbraccio.

È importante altresì “misurare” il distacco dalla mamma un po’ alla volta cosicché la separazione possa non assumere il carattere di una brusca rottura

Dott.ssa Imma Fummo

Psicologa-Psicoterapeuta

APS Newid