Sono molti i genitori che si domandano come faccia il bambino, nell’arco del suo sviluppo, ad acquisire il controllo sfinterico in maniera serena e tranquilla.

L’acquisizione del controllo sfinterico avviene in seguito al piacere provato prima per l’espulsione e poi per la ritenzione; questa nuova padronanza del bambino sul proprio corpo gli procura felicità, la quale viene ancora più rinforzata dalla soddisfazione materna. Feci e urine veicolano un’intensa carica affettiva che può essere di natura libidica o aggressiva; se la madre assume un atteggiamento di rifiuto e disgusto, considerando questo processo solo come un’esigenza da ottemperare ne risulterà una relazione madre-bambino inadeguata.

Accade il contrario quando c’è la soddisfazione della madre nel vedere progredire il suo bambino in queste condotte e riceve le sue urine e le sue feci con piacere. Questa dimensione relazionale è fondamentale per questo tipo di apprendimento, molto spesso la frequenza di alterazioni sfinteriche posso seguire un apprendimento inadeguato.

Tra le alterazioni del controllo sfinterico ci sono l’enuresi e l’encopresi.

L’enuresi consiste nell’emissione attiva, completa e incontrollata dell’urina dopo che sia passato il periodo della maturazione fisiologica, ossia a partire dai 3 o 4 anni. L’enuresi notturna è la più frequente e gli episodi di minzione si verificano circa un’ora e mezza dopo l’addormentamento, poco prima della fase REM.

Tale disturbo colpisce circa il 10% dei bambini e le cause maggiormente identificate sono fattori genetici, immaturità neuromotoria vescicale e fattori psicologici, spesso legati a eventi traumatici o a pressioni, eccessiva severità da parte dei genitori sulla pulizia del bambino che genera angoscia e sensi di colpa in relazione all’attività sfinterica, alterandola.La maggior parte delle enuresi scompaiono nella seconda infanzia.

L’encopresi invece consiste nella defecazione nelle mutande di bambini che abbiano passato l’età dei 2 o 3 anni: alcuni bambini si isolano e si comportano similmente ai bambini che utilizzano il bagno, altri defecano senza interrompere quel che stanno facendo. Contrariamente all’enuresi, la forma più frequente è l’encopresi secondaria (avviene dopo una fase di pulizia) diurna. Riguardo alla volontarietà e alla consapevolezza dell’atto del defecare spesso i bambini riferiscono di non riuscire a controllarsi e di non rendersene conto.

In questo disturbo, ancor di più che nell’enuresi, la dimensione relazionale e psicologica è in primo piano nella sua costituzione. I padri sono spesso riservati o cancellati, non intervengono nella relazione madre-bambino; le madri invece sono frequentemente ansiose, emotive, iperprotettrici mascherando questa ansietà sia con una condotta molto rigida riguardo l’educazione sfinterica sia dietro un’eccessiva preoccupazione riguardo le evacuazioni del loro bambino. Nei confronti del sintomo si instaura una complicità secondaria tra i due sia riguardo le cure del corpo sia rispetto al cambio degli slip sporchi. Spesso tale disturbo svanisce nell’adolescenza, ma lascia il posto a tratti caratteriali nevrotici o comunque eccessivi, come eccessiva pulizia, meticolosità e avarizia. La terapia più indicata è trattamento psicologico, qualora l’encopresi sia un sintomo nevrotico del bambino o sia una manifestazione legata in qualche modo ad eventi traumatici o a comportamenti non idonei dei familiari.

Un ultimo tipo di alterazione sfinterica è la costipazione psicogena che rappresenta un motivo di inquietudine frequente in uno o entrambi i genitori. Ciò è più accentuato quanto più il controllo degli sfinteri sia avvenuto in maniera conflittuale. Mentre la scarica rappresenta un dono liberatore per l’angoscia dei genitori, la sua assenza e quindi la ritenzione delle feci nell’addome minaccia l’integrità del corpo del bambino, angosciando ancor di più i genitori.

Può succedere che ci sia per il bambino un “ritorno alla sporcizia” che mentre per lui rappresenta un riappropriarsi del proprio corpo, per i genitori è un segno di opposizione. Tale disturbo può regredire o evolvere nel disturbo definito “megacolon funzionale” caratterizzato dal fatto che quando le feci arrivano allo sfintere, si origina una contrazione delle pareti del colon inversa, ossia non volta all’espulsione ma alla retropulsione delle feci nel colon, con conseguente dilatazione di quest’ultimo per accumulo di feci.A livello psicologico la costipazione può svolgere la funzione di piacere autoerotico e controllo dell’attenzione dei familiari.

Dott.ssa Denise Basile

Psicologa e Psicoterapeuta

APS Newid

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: