Frustrazione e bambini: “Questa cosa la voglio e la voglio ora!”

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Galimberti definisce la frustrazione una “situazione interna o esterna che non consente di conseguire un soddisfacimento o di raggiungere uno scopo”.

Con il termine frustrazione si intende dunque lo stato psicologico in cui il soggetto si trova nel momento in cui non viene soddisfatto un proprio bisogno o desiderio.

Quali possono essere, dalla più semplice alla più complessa, le cause di tale mancato bisogno?

  • Cause ambientali: la pioggia che impedisce di trascorrere una giornata all’aria aperta così come avevamo programmato da tanto tempo;
  • Cause sociali: il mancato interesse di un capo nell’ascoltare le richieste dei suoi dipendenti;
  • Cause psicologiche: il desiderio di un adolescente di essere libero ma, nello stesso tempo,il suo dipendere dalla famiglia.

La prima sensazione di frustrazione che un essere umano sperimenta, la più remota insomma, è quella del neonato a cui non viene immediatamente presentato il seno nel momento in cui piange e quel pianto esprime la necessità che venga soddisfatto il suo bisogno di nutrirsi.

Dunque, se riferiamo in particolare ai bambini, per frustrazione intendiamo quello stato in cui vengono a trovarsi nel momento in cui non viene immediatamente concesso loro ciò che chiedono, in termini non solo di bisogni primordiali ma via via, crescendo, anche di altro.

  • Quali sono le reazioni dinanzi alla frustrazione?

Un bambino potrebbe chiudersi in sé stesso o, diventare aggressivo: può arrabbiarsi con chi crede sia responsabile del non “averlo accontentato”, ad esempio, uno dei due genitori; può diventare, al contrario, cooperativo nel senso di “allearsi” con qualcun altro, un fratellino al fine di ottenere ciò che non gli è stato concesso.

Nei casi estremi possono verificarsi ansia e agitazione.

  • Come possono gli adulti di riferimento farvi fronte?

Gli adulti, in questo caso mamma e papà, dovrebbero fare lo sforzo di provare a capire innanzitutto come mai il proprio figlio stia reagendo in un determinato modo, senza immediatamente concedergli ciò che chiede solo per “far passare il capriccio”;

quasi sempre, dietro la richiesta di qualche cosa in particolare, piuttosto che la sua reale esigenza, si nascondono bisogni più profondi del bambino quali il trascorrere del tempo insieme ai suoi genitori (attraverso la richiesta di un giocattolo), l’essere ascoltati, accolti, considerati.

  • Come essi vi si rapportano invece realmente?

Tante volte è difficile fare fronte alla frustrazione di un figlio, laddove sopraggiungono sentimenti di dispiacere nel vederlo triste per qualche cosa o al contrario di rabbia quando le sue reazioni sono tali da non permettere ai genitori di farvi fronte al punto tale da “perdere la pazienza”.

Molti genitori dunque finiscono per accontentare i propri bambini, sentendosi responsabili e in colpa del loro stato d’animo, senza comprendere realmente che anche sperimentare la mancanza del soddisfacimento di un bisogno, una rinuncia insomma, è importante al fine di una crescita sana e consapevole.

Lo stesso Freud teorizzava quanto la formazione di una buona capacità di tollerare la frustrazione è un passo fondamentale nello sviluppo psicosociale. Solo chi impara già da bambino a digerire le sconfitte riuscirà in seguito a riprendersi più facilmente dopo una batosta.

Ma come avviene che un bambino sviluppi tale tolleranza?

Lo scopriremo insieme, nel prossimo articolo!

 

Dott. Ssa Fummo Immacolata

Psicologa, Psicoterapeuta APS Newid

 

Galimberti U., (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, vol.2 p. 203.