Il burnout e il benessere lavorativo

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La salute, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 1946, è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia“. Seguendo questa definizione possiamo iniziare a ragionare sulle evidenti difficoltà di mantenere uno stato di completo benessere sia per gli individui, sia per le collettività.

Proviamo a capire come nei contesti lavorativi si possa arrivare a uno stato di stanchezza, demotivazione ed esaurimento proprio per assenza di attenzione verso i fattori stressogeni presenti sul luogo di lavoro. A questo malessere è stato dato il nome di sindrome del Burnout che la psichiatra C. Maslach nel 1975 definì: “sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacità personali”.

Ecco sei fattori contestuali che favoriscono l’insorgere di questo disagio:

  1. il lavoro in strutture mal gestite,
  2. la scarsa o inadeguata retribuzione,
  3. l’organizzazione del lavoro disfunzionale o patologica,
  4. lo svolgimento di mansioni frustranti o inadeguate alle proprie aspettative
  5. insufficiente autonomia decisionale
  6. sovraccarichi di lavoro

Chi, leggendo questa lista, riesce a non trovare almeno un paio di fattori che ha riscontrato mentre lavora?

Ecco perché risulta sempre più diffuso la difficoltà di affrontare la quotidianità del lavoro in presenza di queste caratteristiche che inficiano la produttività e il benessere individuale e collettivo.

Per poter fronteggiare le difficoltà che possono portare alla sindrome del Burnout bisogna porre attenzione a quello che ci accade dentro e intorno. Segnali sono i seguenti sintomi:

  1. irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia;
  2. insorgenza di ulcere, cefalee, aumento o diminuzione ponderale, disturbi cardiovascolari, difficoltà sessuali,
  3. depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, negativismo, sospetto e paranoia, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti e critico nei confronti dei colleghi.

Tale situazione di disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool,  di psicofarmaci o fumo.

Christina Maslach e Michael P. Leiter, nel loro fondamentale lavoro di riferimento (1997), descrivono i tre elementi che caratterizzano il burnout:

  • l’esaurimento emotivo (sentirsi svuotato emotivamente),
  • la depersonalizzazione (assumere un atteggiamento di allontanamento e rifiuto verso gli assistiti),
  • la ridotta realizzazione professionale (sentirsi inadeguato).

“Curare” la sindrome del Burnout implica che essa sia affrontata sia a livello organizzativo che a livello individuale.

L’aiuto maggiormente efficace per la singola persona è l’intervento da parte di un professionista competente che possa fornire strumenti cognitivi ed emotivi che favoriscano una maggiore comprensione del problema che si sta attraversando. Questi può aiutare a comprendere le relazioni esistenti tra il comportamento personale, il proprio vissuto ed il contesto di vita e lavorativo affinché si inizi a riflettere su come modificare il proprio comportamento e i propri atteggiamenti.

La complessità invece dei cambiamenti del contesto lavorativo e organizzativo vanno affrontati con gruppi di riflessione sulle dinamiche relazionali tra colleghi e con cambiamenti nella cultura organizzativa.

 

Nicola Caruso

Psicologo

APS NEWID