Dalle 8 alle 14 a scuola, ore 15/17 dopo-scuola, 17/19 sport: quasi sempre questa è la giornata-tipo di un bambino di circa sette, otto anni. Senza considerare gli altri impegni che quotidianamente si incastrano, come catechismo, corso di musica, di pittura, attività in ludoteca, feste di compleanno…

Insomma un bambino oggi trascorre a casa con mamma e papà poco più che qualche ora la sera.

Attraversando tutti questi contesti formativi, è inevitabile che si crei una relazione con insegnanti che spesso finiscono per diventare veri e propri punti di riferimento il cui ruolo va oltre quello pedagogico e finisce per assumere una densa connotazione affettiva.

Innanzitutto però ci domandiamo, avendo parlato di “contesti formativi”, ma cosa sono e come si distinguono? Un contesto formativo è un luogo dove “si apprende, si impara”. Esistono contesti formativi formali, non formali ed informali.

Distinguiamoli brevemente. Un esempio di contesto formale classico è la scuola, non formale associazioni sportive-ricreative, informale il gruppo di amici. Dunque non c’è luogo in cui non si impari qualcosa e dove non ci sia qualcuno che aiuti qualcun altro ad imparare; ciò vuol dire che imparare qualcosa passa attraverso una relazione e che allora non c’è apprendimento senza relazione.

Questo sembra ancora più “convincente” se si pensa a quanto tempo un bambino trascorre con una maestra durante la giornata; forse più di quanto mamma e papà trascorrono con i loro capi a lavoro!

Così finisce che la maestra a scuola, così come l’istruttore sportivo o la catechista vadano oltre il loro ruolo diventando per alcuni bambini un vero e proprio punto di riferimento anche semplicemente continuando a scambiarsi messaggi alla sera, darsi la buonanotte o il buongiorno.

Quanto è importante tutto questo? Probabilmente in un momento storico così particolare per le famiglie, in cui ritagliarsi uno spazio con i bambini risulta spesso così difficile, anche per i genitori è un sollievo sapere che c’è qualcuno pronto ad accogliere alcune esigenze legate alla vita quotidiana dei propri figli. Tuttavia è importante che non si travalichino alcuni limiti che consentono comunque agli insegnanti di rimanere tali, portatori ad ogni modo di un ruolo.

Come è possibile ciò?

Qualche piccolo suggerimento “pratico”!

  • un discreto accordo con i genitori, assicura un buon lavoro con i bambini! Ciò è possibile mantenendo un dialogo costante con loro, complimentandosi quando i propri figli fanno dei progressi, facendo notare loro quando al contrario, c’è qualche piccola “fermata di sosta”;
  • spiegare sempre ai genitori la propria metodologia di lavoro! Ciò non vuol dire “giustificare, motivare” il perché si insegni in un determinato modo piuttosto che in un altro; piuttosto validare con trasparenza il proprio metodo trasmettendo loro la fiducia che si ripone in esso: se un insegnante ne ha, rispetto al proprio metodo di insegnamento, questa senz’altro arriverà ai genitori;
  • limitare l’uso di social e messaggistica per confrontarsi su qualsiasi questione! Esse di certo non saranno sempre così urgenti da dover essere discusse al telefono in orari improponibili al termine delle giornate lavorative di ciascuno; meglio rimandare all’indomani, da vicino magari!
  • no all’associazionismo! Ogni bambino ha le sue proprie difficoltà, richieste ed esigenze. Non può esistere “un problema di gruppo” e la “mamma portavoce” di tutte le altre!

Un insegnante dovrebbe poter ritagliarsi del tempo, seppur con difficoltà, per accogliere le richieste di ascolto di ciascuno individualmente (ovvio se per questioni serie).

Rafforzandosi la relazione genitori-insegnanti, si ha la possibilità di trasmettere ai bambini il giusto valore della collaborazione laddove anche per mamma e papà è spesso difficile poter fare tutto da soli; ciò non vuol dire che essi non lo desiderino! Ma se anche mamma e papà qualche volta hanno bisogno di essere supportati, allora sarà più semplice per un bambino “accettare” di chiedere e ricevere aiuto quando si è in difficoltà!

Immacolata Fummo

Psicologa e Psicoterapeuta

APS Newid

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