La dismorfofobia: Sono brutta, poco attraente, non piaccio a nessuno!!

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La dismorfofobia, o disturbo di Dismorfismo Corporeo, identifica una condizione in un cui una persona è preoccupata incessantemente verso una o più parti del proprio corpo viste e sentite come anomale o difettose.

Tali difetti possono risultare reali o presunti, ma ciò che avviene è che la persona che ne è affetta mostra una preoccupazione tale da rendere eccessive e sproporzionate le proprie lamentele.

La preoccupazione è circoscritta ad una o più parti del corpo ed è di tipo estetico, differentemente da quanto accade invece nell’ipocondria, nella quale la preoccupazione riguarda lo stato di salute.

Le lamentele possono riguardare qualsiasi parte del corpo, le più frequenti sono: pelle, peli e capelli, naso e occhi, gambe e ginocchia, mammelle e capezzoli, pancia, labbra, struttura corporea e volto, organi genitali, guance, denti ed orecchie, mani, dita, braccia e gomiti, natiche e piedi, spalle, collo e sopracciglia.

Spesso la preoccupazione connessa alla dismorfofobia è accompagnata anche da comportamenti ripetitivi, come ad esempio: guardarsi allo specchio, curarsi eccessivamente del proprio aspetto, stuzzicarsi la pelle, ricercare rassicurazioni, o da azioni mentali come confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri.

Il più delle volte la persona con dismorfofobia riconosce l’esagerazione delle proprie preoccupazioni, ma spesso tale preoccupazione è sfumata e variabile nel tempo, tanto che la persona si trova in uno stato di continuo allarme, di rimuginazione, di depressione, di ansia.

Tali pensieri, e il dolore che li accompagna, possono essere così profondi ed intensi da occupare gran parte della giornata. In questa condizione di forte disagio, spesso il funzionamento sociale della persona risulta compromesso in tutte o quasi le sfere della vita ed anche le rassicurazioni hanno solo un effetto temporaneo.

La dismorfofobia può essere alla base di richieste incongrue di interventi di chirurgia estetica che sono destinati a fallire nel compito di tranquillizzare il paziente, dal momento che le sue preoccupazioni non sono in realtà legate all’entità dell’imperfezione estetica, ma a ciò che essa rimanda in termini psicologici: insicurezza, instabilità dell’identità del sé e dell’immagine corporea. Tali aspetti psicologici rimangono infatti inalterati anche dopo gli interventi.

 

Dott.ssa Denise Basile

Psicologa e Psicoterapeuta

APS Newid