L’alcol è la sostanza psicoattiva più consumata a partire dalla tenerissima età e le ripercussioni in termini di patologie correlate sono assai diffuse. Al giorno d’oggi l’utilizzo smisurato di alcol ha raggiunto picchi importanti e preoccupanti.

Il consumo di alcol è diventato un importante problema di salute pubblica, classificato in Europa come terzo fattore di rischio di malattia e di morte prematura dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa.

Così come tutte le dipendenze anche questa da alcol comporta notevoli interferenze sulla vita della persona che ne fa uso. I danni fisici colpiscono in particolare il cervello e il fegato, con conseguenti possibili cirrosi epatiche, ictus, diabete e disturbi cardiovascolari.

Se assunto soprattutto in gravidanza, può portare seri danni al feto. Anche da un punto di vista psicologico i danni sono numerosi: difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria, aumento dell’aggressività con relazioni familiari conflittuali e più facilmente dirette verso la violenza domestica.

L’abuso di alcol porta ad una progressiva perdita delle capacità di giudizio e ad un progressivo deterioramento della personalità. Chi abusa di alcol tende a fuggire gradualmente dalle responsabilità, a non curare più la propria persona entrando in un circolo di autodistruzione.

Ma come si arriva a bere ininterrottamente? Tendenzialmente la dipendenza insorge gradualmente, bere troppo e regolarmente per un lungo periodo può causare la dipendenza fisica dall’alcol anche per i cambiamenti che la sostanza induce a livello fisico e soprattutto metabolico; questi cambiamenti comprendono tra l’altro un aumentato senso di benessere durante l’assunzione, che rende il soggetto più incline a bere e a farlo sempre più spesso. Da questo punto di vista risultano quindi essere fattori di rischio:

  • la facilità di accesso agli alcolici,
  • depressione e altri disturbi mentali, che rendono il paziente incline a cercare soluzioni per trovare sollievo al proprio malessere,
  • fattori sociali e culturali; avere una rete amicale o un partner che bevono regolarmente può aumentare il rischio di alcolismo, nonché i messaggi che passano attraverso i media sugli aspetti positivi dell’assunzione di alcol come sentirsi alla moda e al passo con i tempi.

Con il progredire dell’abitudine, così come per qualsiasi altra sostanza d’abuso, la ricerca del piacere indotto dalla sostanza lascia il posto alla necessità di assumerla per non patire i sintomi di astinenza e il paziente si trova quindi prigioniero di quello che prima sembrava invece essere una via di fuga.

Spesso si sviluppa un quadro dominato dal senso di colpa, che porta la persona a bere di nascosto, a nascondere le bottiglie. Paradossalmente, nel breve periodo bere dà sollievo rispetto all’ansia e al senso di colpa, ma nel tempo le incrementa. La disperazione associata all’alcolismo frequentemente sfocia nella depressione.

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