Nei giorni successivi il parto molto frequentemente si presenta un periodo caratterizzato da un calo fisiologico dell’umore e instabilità emotiva. Tale periodo definito matenity blues o baby blues è caratterizzato da tristezza immotivata, irritabilità, oscillazione dell’umore, crisi di pianto e senso di inadeguatezza.

Tali sintomi sembrano essere causati principalmente dai grandi cambiamenti ormonali che seguono il parto e dalla stanchezza che ne deriva. Di solito si presenta con un picco dei sintomi tra il 3-5° giorno, ma si risolve nel giro di circa due settimane, senza lasciare conseguenze significative.

È fondamentale riconoscere la maternity blues in quanto essa può evolvere in quella che viene comunemente definita: Depressione Post-Partum. In questa condizione lo stato di umore alterato dura molto di più di 10 giorni. La mamma tende a non rasserenarsi, continua ad essere nervosa, irritabile, triste o non volersi occupare del bambino, avere disturbi del sonno o dell’alimentazione. Questi sintomi possono essere accompagnati anche da preoccupazioni eccessive per la propria salute e quella del bambino e sfociare in stati ansiosi o in disturbi da attacchi di panico.

Ciò che consegue questo stato di alterazione è la difficoltà per la madre di riprendersi fisicamente in tempi rapidi e soprattutto di occuparsi della cura del neonato, con conseguente sensazione di essere una madre fallimentare, inutile, non capace di prendersi cura del proprio figlio.

Ulteriori fattori di rischio che aumentano la probabilità di essere esposti a questa vulnerabilità sono rappresentati da:

  • eventi specifici quali gravidanza inattesa o indesiderata, complicanze prima o dopo il parto, nascita prematura, problemi di salute del bambino, bambino di sesso diverso da quello desiderato, separazione forzata dal figlio o l’avere a che fare con un bambino “difficile”;
  • fattori legati al ruolo materno, quali fatica ad adattarsi e a rinunciare, seppur solo per un periodo, al proprio lavoro, personalità rigida, idee sulla maternità e idee di sé come madri poco rispondenti alla realtà, ambivalenza verso la gravidanza;
  • eventi relativi all’ambiente familiare, sociale e culturale: precedenti episodi di depressione, infanzia infelice, carenze emotive, abuso fisico o sessuale, basso livello socio-economico, mancanza del partner o relazione di coppia insoddisfacente, scarso sostegno sociale, problemi coniugali, disoccupazione.

Ad accompagnare e complicare ulteriormente la situazione spesso vi è un sentimento di vergogna per il fatto di provare emozioni e sentimenti negativi in risposta ad un evento che nel senso comune dovrebbe essere come piacevole. Se tale sintomatologia non viene riconosciuta in tempi brevi e non viene effettuato un trattamento adeguato possono verificarsi conseguenze a lungo termine non solo sulla salute mentale della donna, ma anche sulla relazione madre-bambino, sullo sviluppo del bambino e sull’intero nucleo familiare.

 

Dott.ssa Denise Basile

Psicologa e Psicoterapeuta

APS Newid

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