Cosa si intende per angoscia dell’estraneo?

In un precedente articolo della collega Immacolata Fummo, pubblicato per Newid, https://www.psicologinewid.it/angoscia-dellestraneo-nel-bambino/ , è stato approfondito il tema dell’angoscia dell’estraneo nei bambini, cosa si intende, in quale fase della vita e dello sviluppo infantile si presenta e a cosa è connesso.

Oggi facciamo un passaggio ulteriore, perché quanto accade ai nostri giorni, nella nostra quotidianità, nel nostro contesto sociale, sembra richiamare l’attenzione proprio a questo concetto.

La nostra società è attraversata dall’angoscia dell’estraneo. Ma questa volta non si tratta di una “normale” fase di sviluppo necessaria per la sua crescita. E’ esattamente l’inverso. Sembra trattarsi di un fenomeno completamente involutivo e molto pericoloso.

Si chiudono le frontiere, si lasciano uomini, donne e bambini per giorni su barconi in mezzo al mare guardare le coste e la speranza di una nuova vita senza potersi mai avvicinare. E chi si trova dall’altra parte? Una società angosciata nel suo lusso e nelle sue certezze da un’estraneità che spaventa. Paura di perdere, forse, quanto si è conquistato o ottenuto negli anni, proprio come i bambini che temono che l’estraneo possa privarlo dell’amore della madre. Paura, forse, di confrontarsi con ciò che è diverso e che può “contaminare”.

Cosa accade, infatti, quando si apre la porta nella propria vita a ciò che è diverso? Perché in fondo il “nuovo” è sempre estraneo all’inizio e può spaventare. Aprire le porte all’estraneità vuol dire correre il rischio e accettare con se stessi l’idea di perdere qualcosa di sé ma acquisire tanto altro. Vuol dire quindi, innanzitutto, essere disposti a modificare qualcosa, fare posto, fare spazio.

Tutto questo comporta una perdita intesa come fallimento? Nient’affatto.    

Fare spazio può servire per moltiplicare qualcosa piuttosto che diminuirla. Perdo la certezza di tutto ciò che mi era noto ma acquisisco nuove conoscenze, apprendo l’esistenza di nuovi modi di vedere e vivere la vita, la cultura. E poi scelgo.

L’estraneo, il diverso da me, è una possibilità.

E’ quello che si cerca di insegnare ai bambini nelle scuole: l’accoglienza dei compagni, la lotta al bullismo. Eppure questi stessi bambini sono poi inseriti in una società che troppo spesso esclude e preclude.

E’ importante allora ripartire dalla sensazione di angoscia provata dai bambini dinanzi all’estraneo ma, come loro, trasformarla in un processo di crescita e maturazione.

E’ l’unico modo per aprirsi al mondo e vivere.

 

Dott.ssa Federica Visone

Psicologa-Psicoterapeuta

APS Newid

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