Che l’adolescenza sia una fase complessa e ricca di trasformazioni (fisiche, cognitive, emotive, relazionali …) è risaputo. Durante questo periodo del ciclo di vita la fa da padrona la ricerca di autonomia e la profonda ambivalenza che si sperimenta nella sensazione di essere intrappolati in un limbo, non si è più bambini ma neanche adulti. Il principale oggetto di cambiamento è l’identità e la prima dimensione che viene messa alla prova riguarda i confini familiari.
Tutto questo viene portato nella relazione con i genitori attraverso canali comunicativi non sempre espliciti e comprensibili. Questo può tradursi in silenzi improvvisi, risposte brusche o comportamenti a rischio che tentano di comunicare un disagio ma generano solo preoccupazione e agitazione nel sistema familiare.
Tuttavia, una comunicazione efficace è possibile! Rappresenta uno dei pilastri per sostenere il benessere degli adolescenti e attraversare insieme questa fase molto critica senza generare troppi danni.
Elemento necessario alla base di una relazione sostenibile tra genitori e figli adolescenti è l’ascolto attivo. Per avviare un dialogo costruttivo bisogna spesso fare un passo indietro, seppur faticoso, e sospendere il giudizio, non interrompere il ragazzo e mostrare interesse autentico.
Gli adolescenti percepiscono immediatamente quando un adulto ascolta davvero e quando, invece, si pone sulla difensiva e si irrigidisce nelle proprie posizioni, posizioni che ritiene uniche soluzioni perseguibili per risolvere la difficoltà portata dal giovane.
È anche estremamente importante differenziare le emozioni dalle azioni: validare le emozioni che sono alla base di alcune azioni, talvolta inspiegabili per l’adulto, non significa approvare un comportamento sbagliato o rischioso. Questo atteggiamento fa sentire l’adolescente accolto e compreso e può strutturare la base per un confronto costruttivo.
Inoltre, può risultare una vera svolta imparare a comprendere il momento giusto in cui affrontare determinate questioni. Ritagliarsi uno spazio in una situazione di tranquillità in cui il ragazzo non sia emotivamente alterato e possa sentirsi guidato e non attaccato.
È necessario per l’adolescente sentirsi visto e percepire che la propria opinione venga ascoltata e abbia un peso. Quindi proporre decisioni condivise, chiedere il suo punto di vista e permettere margini di libertà graduale può essere utile a rafforzare la fiducia, promuove responsabilità e riduce la tendenza alla chiusura e all’isolamento. Allo stesso tempo, è fondamentale che gli adulti di riferimento diano poche regole: chiare, motivate e negoziate! E soprattutto che siano coerenti nell’applicazione e nel rispetto delle stesse.
Il conflitto non indica un fallimento educativo ma un normale processo di separazione-individuazione ed è un elemento cardine nella crescita e formazione identitaria dell’adolescente che prova a definire sé stesso, le proprie attitudini e le proprie opinioni sul mondo anche nel confronto/contrasto con le figure di riferimento che in quel momento rappresentato l’autorità.
Per questo motivo il conflitto è necessario per strutturare confini sani e avviare il processo di autoregolazione e autodeterminazione che accompagnerà l’adolescente a scoprire sé stesso e a diventare un giovane adulto autonomo ed equilibrato. Il primo passo è quello di accettare il conflitto e gestirlo in modo costruttivo: restare disponibili al dialogo, evitare escalation emotive e ripristinare il contatto dopo la discussione per strutturare le basi di una relazione solida e affidabile.








