È solo di pochi giorni fa la notizia che in Italia è stato registrato il primo caso di dipendenza da intelligenza artificiale.
È abbastanza intuitivo riuscire a comprendere come si possa innescare questo tipo di dipendenza: ci si trova davanti “qualcuno” che risponde pienamente alle nostre esigenze, ci fa sentire compresi, accolti e innesca un po’ per volta una “relazione” che ha i medesimi effetti neurobiologici di una sostanza che genera dipendenza.
È sempre più frequente ascoltare considerazioni di persone, più o meno giovani, che si rivolgono ai Chatbot non solo come supporto pratico nella creazione, ad esempio, di contenuti. In modo rapido, a partire dalla loro creazione, la richiesta che viene rivolta alle IA si è spostata sulla ricerca di affetto e comprensione, un bisogno umano che questi dispositivi sono molto bravi ad intercettare e a saturare.
Questo attiva un meccanismo del tutto assimilabile a ciò che avviene nelle altre dipendenze, con o senza sostanza.
L’appagamento di un bisogno genera la ricerca costante della medesima soddisfazione, che però a lungo andare si dissocia dal piacere iniziale, rendendolo sempre più secondario all’esigenza di contatto.

Per quanto una riflessione su tutto ciò possa generare timori e angosce, appare invece opportuno provare ad agire sulle risorse che abbiamo per mantenerci vigili ed evitare i rischi connessi ad un utilizzo improprio di questi dispositivi.
Mi torna alla mente il film “lei”, del lontano 2013, nel quale il protagonista instaurava una relazione proprio con una sorta di intelligenza artificiale, della quale finiva per innamorarsi. Se all’epoca ci sembrava qualcosa di estremamente lontano, fantascientifico direi, ad oggi appare uno scenario assai probabile, che assolutamente non ci stupisce.
Ciascuno di noi può correre, in tal senso un rischio, ma allo stesso tempo possiamo attivare consapevolezza attraverso delle regole che ci guidino nell’utilizzo dei Chatbot, anche attraverso il sostegno di esperti.
Provare ad interrogarci sulle ragioni che ci spingono a chiedere comprensione e affetto all’intelligenza artificiale nel dialogo umano, può essere il primo passo per diventare più consapevoli e comprendere se rivolgerci a qualcuno. Anche da amici, genitori, o familiari possiamo provare a cogliere i segnali nelle persone cui a cui siamo legati, per aiutarli allo stesso modo a consapevolizzare l’utilizzo di Chatbot e a riflettere sul senso che stiamo dando a quella “relazione “.








