Negli ultimi anni si osserva un aumento significativo dei disturbi d’ansia tra giovani e adolescenti. Questo fenomeno non può essere compreso riducendolo a una fragilità individuale o a una mancanza di risorse personali. Al contrario, l’ansia sembra essere sempre più il riflesso di un contesto sociale complesso, instabile e spesso contraddittorio, segnato da incertezza, precarietà, pressioni performative e cambiamenti rapidi sul piano tecnologico, relazionale e culturale.
In questo scenario, l’ansia diventa una risposta comprensibile a un mondo difficile da prevedere e da gestire. È una reazione emotiva che segnala la difficoltà di orientarsi in un presente frammentato e in un futuro percepito come minaccioso o indefinito.
Se guardiamo all’adolescenza, una fase evolutiva caratterizzata da profonde trasformazioni (il corpo cambia, le relazioni affettive e sociali si riorganizzano, l’identità è in costruzione), è evidente che sia un tempo di passaggio in cui si sperimentano nuove possibilità ma anche nuove vulnerabilità.
In questo periodo l’ansia può essere letta come una fatica più profonda legata al processo di separazione e individuazione: crescere significa differenziarsi, diventare autonomi senza perdere i legami significativi. L’ansia è quindi un segnale di questo delicato equilibrio tra il bisogno di appartenenza e il desiderio di autonomia, tra il timore di deludere e la necessità di trovare una propria strada.
Anche molti giovani adulti vivono una condizione di ansia e spesso di stallo. Le possibilità sembrano numerose, ma proprio questa apparente libertà può trasformarsi in un peso. Scegliere implica rinunciare, esporsi al rischio di sbagliare, assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. La paura di fallire, di non essere all’altezza, di deludere le aspettative familiari o sociali può portare a rimandare le scelte importanti: il lavoro, la formazione, le relazioni, l’uscita dalla famiglia d’origine. Questo rinvio, tuttavia, spesso alimenta ulteriormente l’ansia, creando un circolo vizioso di immobilità e insoddisfazione.
Nei passaggi del ciclo di vita, l’ansia può diventare un’opportunità: quella di riorganizzare i legami, ridefinire se stessi e trovare nuovi equilibri più adatti alla fase che si sta attraversando. In questo giocano un ruolo centrale le famiglie, che però spesso oscillano tra due poli: l’iperprotezione e la delega. L’iperprotezione, seppur mossa da intenzioni affettive, può comunicare al giovane un messaggio implicito di sfiducia nelle sue capacità, rinforzando l’ansia e la dipendenza. La delega totale, al contrario, può lasciare il giovane solo di fronte a scelte complesse, senza punti di riferimento emotivi e simbolici. Trovare un equilibrio tra sostegno e autonomia è una sfida che richiede consapevolezza, ascolto e disponibilità a ridefinire ruoli e confini.
L’ansia parla di bisogni non ascoltati, di pressioni eccessive, di mancanza di spazi in cui poter sperimentare senza il terrore del fallimento.
In questo senso, diventa fondamentale creare e mantenere spazi di parola, di confronto e di relazione. Scuole, università, associazioni, servizi territoriali e contesti comunitari possono diventare luoghi in cui l’ansia trova ascolto, legittimazione e possibilità di trasformazione.








