Nel linguaggio quotidiano capita spesso di etichettare le persone come “narcisiste”, “diffidenti” o “impulsive”. Ma occorre chiedersi quando queste caratteristiche facciano semplicemente parte del carattere e quando, invece, possono indicare la presenza di un disturbo di personalità. Fare chiarezza è importante per evitare pericolose semplificazioni e, soprattutto, per favorire una maggiore consapevolezza con la conseguente possibilità di chiedere aiuto.
Il carattere (o personalità) è l’insieme relativamente stabile di tratti che influenzano il modo in cui pensiamo, sentiamo e ci comportiamo. Essere dunque timidi, perfezionisti o espansivi ed emotivi non è, di per sé, patologico.
Si parla invece di disturbo di personalità qualora alcuni tratti risultino:
- Rigidi e pervasivi, presenti nella maggior parte dei contesti di vita;
- Stabili nel tempo, con esordio spesso in adolescenza o prima età adulta;
- Fonte di sofferenza significativa, sia per la persona che per chi le sta intorno;
- Causa di difficoltà nel funzionamento, personale, affettivo, sociale e lavorativo.
Una prima discriminante risulta dunque essere l’impatto che tutto ciò ha sulla qualità della vita piuttosto
che il singolo tratto, il quale, da solo, non definisce la presenza di un disturbo.
Per orientarsi tra i disturbi di personalità, la psicologia clinica si avvale di un’organizzazione che prevede tre grandi cluster, cioè gruppi che condividono alcune caratteristiche di base ma che divergono su altre. Queste suddivisioni non servono a incasellare le persone o ad etichettarle, bensì ad aiutare i professionisti della salute mentale a comprendere meglio i diversi stili di funzionamento, in altre parole, le diverse modalità di stare al mondo.
In linee generali:
- Il Cluster A raccoglie i disturbi in cui prevalgono eccentricità, distacco e sospettosità;
- Il Cluster B, forse il più conosciuto, include disturbi legati a forte emotività, impulsività e difficoltà nelle relazioni.
- Il Cluster C, infine, comprende disturbi in cui dominanti sono i sentimenti di ansia, insicurezza ed un forte bisogno di controllo.
Se senti che le stesse difficoltà relazionali si ripresentano uguali nel tempo, che le reazioni emotive ti sembrano sproporzionate e difficili da gestire, se provi un costante senso di vuoto, rabbia o ansia, se tutto ciò ha conseguenze significative sulla tua vita, sul lavoro, lo studio o le relazioni e sospetti un disturbo di personalità, sappi che esistono percorsi di aiuto efficaci e professionisti formati per valutare la situazione in modo approfondito.
Distinguere tra tratti caratteriali e disturbi di personalità non è semplice e non spetta all’autodiagnosi farlo. Il confronto in una relazione di cura resta prioritario e fondamentale.
Chiedere aiuto può essere l’inizio di un cambiamento possibile e concreto.








