Molte persone arrivano in terapia con questa domanda: “Perché non riesco a volermi bene?”. Spesso è accompagnata da vergogna e senso di colpa, come se l’incapacità di prendersi cura di sé fosse un’ulteriore conferma di qualcosa che non va. In realtà, la difficoltà a volersi bene non è un difetto personale, ma il risultato di una storia relazionale in cui l’amore per sé non ha trovato spazio o legittimazione.
Volersi bene è un’esperienza che si apprende
Nessuno impara a volersi bene da solo! La capacità di riconoscere il proprio valore nasce all’interno delle relazioni significative, attraverso esperienze ripetute di accoglienza, ascolto e riconoscimento emotivo.
Quando queste esperienze sono state carenti, incoerenti o condizionate, la persona può crescere con l’idea che i propri bisogni siano eccessivi, sbagliati o secondari rispetto a quelli degli altri. Volersi bene, in questi casi, non appare naturale: può sembrare difficile, estraneo o addirittura pericoloso.
Il fraintendimento tra cura di sé ed egoismo
Un ostacolo frequente è la convinzione che prendersi cura di sé significhi essere egoisti. Questo messaggio è spesso implicito in contesti familiari o culturali in cui il valore personale è legato al sacrificio, alla disponibilità costante o alla capacità di non creare problemi.
Chi interiorizza questa idea tende a mettere se stesso all’ultimo posto, ignorando segnali di stanchezza, disagio o sofferenza emotiva. Col tempo, però, questa rinuncia sistematica a sé può alimentare frustrazione, senso di vuoto e una bassa autostima sempre più radicata.
Bassa autostima e legami affettivi
La difficoltà a volersi bene è strettamente connessa al modo in cui si vivono le relazioni. Chi ha una bassa autostima spesso cerca nell’altro una conferma continua del proprio valore, temendo che senza quell’approvazione possa emergere un senso profondo di non amabilità.
Questo può portare a legami sbilanciati, in cui si dà molto e si chiede poco, oppure a relazioni caratterizzate dalla paura dell’abbandono e dalla difficoltà a porre confini. In questi contesti, volersi bene diventa complicato, perché il valore di sé resta appeso allo sguardo dell’altro.
Uscire dal tunnel: piccoli spostamenti possibili
Uscire dal tunnel della bassa autostima non significa imparare ad amarsi improvvisamente, ma iniziare a fare piccoli spostamenti nel modo in cui ci si tratta. Può voler dire:
- riconoscere un proprio limite senza giudicarsi,
- concedersi una pausa senza sentirsi in colpa,
- ascoltare un’emozione invece di zittirla.
Nel percorso terapeutico, la relazione diventa uno spazio protetto in cui sperimentare un nuovo modo di stare con se stessi e con l’altro: più gentile, più rispettoso, meno orientato alla prestazione e più al contatto emotivo.
Un processo che non si percorre da soli
Volersi bene non è un traguardo individuale da raggiungere con la forza di volontà, ma un processo relazionale che si costruisce nel tempo. A volte, per iniziare a cambiare lo sguardo su di sé, è necessario che qualcuno ci aiuti a vedere parti che abbiamo imparato a ignorare o a svalutare.
Chiedere aiuto, in questo senso, non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità verso il proprio benessere. È spesso attraverso una relazione sufficientemente sicura che diventa possibile uscire, passo dopo passo, dal tunnel della bassa autostima e iniziare a coltivare un rapporto più compassionevole con se stessi.








