Quando la stanchezza diventa cronica, non si attenua con il riposo e inizia a condizionare la vita quotidiana, è naturale chiedersi: si tratta di semplice stress o siamo di fronte al burnout?
Il concetto di esaurimento professionale, meglio definito come burnout, è stato descritto per la prima volta nel 1974, da Herbert Freudenberger. Uno stato di stanchezza o frustrazione motivato dalla consacrazione a una causa, a uno stile di vita o a una relazione che non ha soddisfatto le aspettative.
Successivamente, nel tentativo di una miglior definizione del fenomeno, Maslach (1998) neindividua tre dimensioni chiave:
- esaurimento emotivo. Una profonda sensazione di svuotamento, stanchezza fisica e sopraffazione emotiva. La persona si sente prosciugata senza alcuna fonte di rifornimento, né alcuna energia per affrontare un nuovo giorno. Le principali origini di questo esaurimento sono il sovraccarico lavorativo e i conflitti interpersonali sul luogo di lavoro;
- depersonalizzazione (o scetticismo). Una risposta negativa, insensibile o eccessivamente distaccata verso il proprio lavoro, i colleghi o i clienti. Di solito si sviluppa in risposta al sovraccarico di esaurimento emotivo ed è inizialmente autoprotettivo – un cuscinetto emotivo di ‘preoccupazione’ che rischia di trasformarsi in disumanità;
- realizzazione personale (o efficacia professionale). Calo della percezione di competenza e dunque, di produttività. La persona dubita delle proprie capacità e avverte il lavoro come privo di significato. Questo stato viene associato alla depressione e all’incapacità di far fronte alle richieste lavorative, alla mancanza di sostegno sociale e di opportunità di sviluppo professionale. Un verdetto di fallimento autoimposto.
Un fuoco interno che, secondo Montero-Marìn et al. (2011), ad oggi è presente nella maggior parte dei luoghi di lavoro tant’è chel’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo inseriscenell’ICD 10, tra i problemi correlati alla sfera lavorativa.
Dato ciò, risulta, oggi più che mai, di primaria importanza affrontare il burnout tramite un approccio su diversi livelli:
- organizzativo. Comunicare con i superiori o con le Risorse Umane, definire limiti chiari tra vita privata e lavorativa e promuovere politiche di benessere e supporto psicologico;
- individuale. Imparare a delegare e dire “no” quando necessario, coltivare hobby, attività sociali, esercizio fisico e riposo, praticare tecniche di gestione dello stress (es. mindfulness, respirazione) ed evitare stereotipi, routine e sostanze che creano dipendenza. Si possono stabilire nuove procedure, imparare dagli altri, provarne di nuove, affrontare i cambiamenti come sfide e non averne paura;
- supporto professionale. Chiedere aiuto non è segnale di debolezza! La terapiafornisce strumenti efficaci per la gestione dello stress e per la definizione delle aspettative lavorative e personali.








