Finalmente il Natale è alle porte… Lucine colorate, alberi festosi, pacchi infiocchettati e dolci musichette. Il Natale è una vera gioia; abbiamo più tempo libero per amici, famiglia e persone care, regali da offrire e ricevere, leccornie in quantità industriale.

Molti lo amano alla follia; altri invece, lo odiano con tutte le loro forze e non vedono l’ora che si concluda la stagione in cui ci deve mostrare felici per forza, con brindisi forzati, maratone alimentari con parenti serpenti e code stressanti in negozi sovraffollati.

Molte persone confessano addirittura che il 25 dicembre lo cancellerebbe dal calendario insieme al capodanno. Sensazioni interiori di malinconia, solitudine e inadeguatezza fanno desiderare che torni la normalità il prima possibile ma non osano dirlo per non sentirsi giudicate cattive, ciniche, asociali e guastafeste.

Secondo psicologi e psichiatri, infatti, il Natale può essere vissuto come un periodo denso di stress, aspettative insoddisfatte, ansia, depressione e senso di solitudine.

Nel periodo di Natale si nota anche un picco di richieste che parte dal mese di Ottobre e si mantiene più o meno costante sino alla festa natalizia per scemare a partire da Gennaio sino a Febbraio

Secondo gli esperti, inoltre, esisterebbe anche la “sindrome del Natale” e ne soffrono giovani e adulti, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Sapere che esiste e riconoscerla è il primo passo per non sentirsi anormali e vivere il periodo natalizio con maggior serenità.

Ma cosa c’è che non va?

L’ansia del Natale quindi esiste e credo che un po’ tutti l’abbiamo provata.

Ma gli aspetti legati all’ansia, alla depressione e allo stress sono tanti da considerare come ad esempio la frenesia che accompagna il periodo prenatalizio che è scandito anche da ritmi e tempi lavorativi serrati e faticosi da rispettare.

Le feste di Natale, infatti, sono accompagnate da caos, confusione metropolitana che rendono spesso difficoltoso spostarsi e svolgere la normale routine lavorativa, in più si aggiungono scadenze e vacanze forzate che spesso hanno del paradossale

Tutto questo costringe spesso a uno stress lavorativo maggiore del solito mentre ci si affanna parallelamente ad acquistare regali, organizzare pranzi e inviti familiari, a programmare partenze.

In questo modo è facile che il Natale sia vissuto essenzialmente come una sorta di obbligo sociale, come una specie di “secondo lavoro” lasciando poco spazio al genuino piacere di stare insieme.

Ansia del Natale: passato, presente e futuro si mescolano con esiti imprevisti sovrapponendo il Natale di ieri, quello di oggi e quello di domani.

Il Natale inoltre, essendo in prossimità alla fine dell’anno e celebrando anche simbolicamente una nuova “nascita”, è irrinunciabilmente tempo di bilanci.

Le Feste sono spesso occasione per guardarci indietro all’anno appena trascorso, porre valutazioni su noi stessi e ciò che abbiamo o non abbiamo realizzato.

Non di rado operiamo questa “resa dei conti” implicitamente, quasi senza accorgercene salvo un vissuto di indefinita tristezza che ci pervade o un’ansia strisciante per l’incertezza del futuro.

Il confronto fra ieri e oggi, fra il Natale dell’anno passato e quello dell’anno presente può essere anche carico di ambivalenze e suscitare vissuti di ansia o tristezza che stridono con lo stereotipo della gioia totale e della felicità.

Inoltre, la fine dell’anno è, nel bene e nel male, un momento di bilanci inconsci: dove sono finiti i nostri buoni propositi? Abbiamo raggiunto i traguardi che c’eravamo prefissati? Siamo soddisfatti della nostra vita?

Perché può essere difficile il periodo natalizio?

La depressione, l’ansia e l’agitazione del Natale nasce anche dalla necessità di fare bella figura. Il Natale e dall’ “obbligo implicito” di divertirsi. Infatti, in un momento dell’anno in cui si festeggiano i buoni sentimenti, in cui è richiesto un atteggiamento sereno, rilassato, aperto verso gli altri, provare emozioni negative può far sentire a disagio, fuori luogo, quasi “alieni”. Ci si può colpevolizzare per non essere in grado di godersi le feste come tutti gli altri sembrano fare. In realtà, questi vissuti sono molto frequenti, quindi si è in buona compagnia.

Non dimentichiamo che il Natale può essere particolarmente duro per chi vive un momento difficile e non è in vena di festeggiamenti, allegria forzata, frasi di circostanza e interazioni “superficiali”.

Chi sta affrontando una perdita, un lutto, una separazione o un periodo infelice è particolarmente incline a deprimersi durante i periodi di festa. Ma anche chi ha famiglia può subire i contraccolpi del mito della “famiglia del mulino”, fonte inesauribile di amore, calore e felicità, mentre nella realtà nessuna famiglia è perfetta e tensioni e conflitti sono all’ordine del giorno.

Un’altra categoria di persone che non si godono abbastanza le feste sono i perfezionisti, che tendono a stressarsi troppo, per l’acquisto dei regali più giusti, l’albero e gli addobbi impeccabili, la preparazione del cenone o del pranzo “perfetti”. Questa ansia da prestazione può rovinare un periodo altrimenti gioioso e lasciare spossati, senza energia per ricominciare la vita quotidiana, con l’intenso bisogno di un’altra vacanza!

Infine, la malinconia in questo periodo dell’anno può avere anche semplicemente una base “stagionale”: le giornate corte, con poche ore di luce, il clima rigido e il maltempo hanno un effetto negativo comprovato sul tono dell’umore, soprattutto nei soggetti più “metereopatici”.

 

Dott.ssa Sabina Colomba Liguori

Psicologa e Psicoterapeuta

APS Newid.

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